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Autore: DIABO

Formazione certificata per i “manager” delle Associazioni dell’area salute: al via a Bologna un corso universitario per dirigenti e operatori impegnati nella tutela dei diritti dei pazienti

Formazione certificata per i “manager” delle Associazioni dell’area salute: al via a Bologna un corso universitario per dirigenti e operatori impegnati nella tutela dei diritti dei pazienti

Su iniziativa di cinque Associazioni – FederASMA e Allergie Onlus, Fe.D.E.R. Federazione Diabete Emilia Romagna, AMRER, ANMAR, APMAR – la Scuola Superiore di Politiche per la Salute (Centro di Ricerca e Formazione sul Settore Pubblico – CRIFSP) dell’Università di Bologna avvia un Corso di Formazione Permanente rivolto a operatori e dirigenti di Associazioni ed Enti del Terzo settore che operano in area salute, con rilascio di Crediti Formativi Universitari.
Bologna,  Associazioni dei pazienti sempre più formate, competenti e aggiornate. Per tutelare al meglio i diritti di tutti i pazienti, rappresentare in modo efficace i loro bisogni clinici e sociali e confrontarsi alla pari con amministrazioni e Istituzioni nazionali e regionali. 
Con questo obiettivo nasce il Corso di Formazione Permanente “Formare le Associazioni impegnate per la salute” realizzato su iniziativa di cinque Associazioni di pazienti – FederASMA e Allergie Onlus, Fe.D.E.R. Federazione Diabete Emilia Romagna, AMRER, ANMAR e APMAR – in collaborazione con la Scuola Superiore di Politiche per la Salute-CRIFSP (Centro di Ricerca e Formazione sul Settore Pubblico) dell’Università di Bologna.
Il corso, che prevede il rilascio di 15 crediti formativi universitari, è rivolto a operatori e dirigenti di Associazioni ed Enti del Terzo settore che operano in area salute e tutela dei diritti dei pazienti con patologie croniche. Non solo pazienti, quindi, ma tutte le persone chiamate a partecipare a tavoli di lavoro istituzionali come rappresentanti di Associazioni e Organizzazioni di Volontariato. 
La Scuola Superiore di Politiche per la Salute-CRIFSP ha tradotto in un programma formativo articolato in sei moduli mensili di tre giornate ciascuno le esperienze e i bisogni delle Associazioni, che avevano da tempo identificato l’esigenza di certificare le competenze necessarie alle figure professionali apicali per essere interlocutori sempre più ascoltati dalle Istituzioni. Circa 100 in totale le ore di didattica con lezioni frontali e ore di stage osservazionali. Si parte il 24 gennaio con il primo modulo, dedicato a salute, Sistema Sanitario ed economia.
«In questi ultimi anni la Regione Emilia Romagna ha scelto di coinvolgere a pieno titolo le Associazioni dei pazienti nei tavoli regionali, facendole partecipare alla programmazione insieme ai decisori politici – commenta Immacolata Cacciapuoti, Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare Regione Emilia Romagna – vogliamo dare voce a chi rappresenta i pazienti in tutte le fasi del processo decisionale e non limitarci ad ascoltarli dopo aver deliberato. Solo i pazienti possono dirci di cosa hanno realmente bisogno e noi dobbiamo tenerne conto».
Grazie a una migliore conoscenza di come funzionano le Istituzioni, le loro regole, cosa dipende dai livelli regionali e cosa da quelli nazionali, in questi anni le richieste delle Associazioni sono diventate sempre più puntuali e appropriate.
«I profondi cambiamenti che hanno coinvolto il mondo della sanità negli ultimi decenni hanno portato all’adozione di diversi modelli organizzativi e alla necessità di sviluppare strumenti per valutare l’impatto dei cambiamenti istituzionali ed organizzativi in termini di qualità degli interventi sanitari, di esiti di salute per la popolazione, equità ed economicità del sistema – spiega Cristina Ugolini, Direttrice della Scuola Superiore di Politiche per la Salute (SSPS) dell’Università di Bologna e Presidente del CRIFSP –l’Università ha il compito di organizzare e favorire iniziative di formazione e progetti di ricerca e sviluppo, la cui forza risiede nell’approccio multidisciplinare ai vecchi e nuovi problemi che occorre affrontare nella pubblica amministrazione ed in particolare nel Sistema Sanitario Nazionale e Regionale».
Il corso fornirà un set di competenze trasversali su governance del Servizio Sanitario a livello locale e nazionale, politiche del farmaco e HTA, modelli e sistemi di presa in carico per le patologie croniche, management, progettazione e funzionamento di un Ente del terzo settore, e poi la comunicazione in area socio-sanitaria.
«Il ruolo delle Associazioni non deve più essere paternalistico, bensì partecipato all’interno dei processi di creazione della salute – afferma Daniele Conti, Direttore di AMRER – il Corso abbraccia in modo flessibile a 360 gradi tutti i settori della salute per preparare le future generazioni apicali dell’associazionismo a entrare in possesso degli strumenti e delle competenze che permetteranno non solo di avere funzioni direttive, ma di portare un proprio contributo alla pari con i decisori politici, i clinici e le aziende del farmaco».
Il Corso è rivolto a persone titolari di laurea triennale o diploma di scuola superiore già inserite nel mondo del lavoro o che comunque abbiano già avviato un proprio percorso professionale. La formula didattica, flessibile e altamente personalizzabile sotto il profilo dei contenuti e della modulazione dell’orario delle attività, è pensata proprio per rendere possibile la partecipazione di utenti lavoratori. 
«I rappresentanti dei pazienti oggi devono essere coinvolti anche negli aspetti decisionali della politica sanitaria – dice Carlo Filippo Tesi, Presidente di FederASMA e Allergie Onlus – in particolare, sono irrinunciabili quelli che riguardano i processi di qualità e di sicurezza. Naturalmente perché l’inclusione delle Associazioni sia reale è necessaria una parità di strumenti, che si possono acquisire solo attraverso un’adeguata formazione».
Quaranta i posti disponibili: 35 partecipanti verranno individuati direttamente dalle Associazioni coinvolte, che segnaleranno i nominativi prescelti. Per i posti rimanenti gli interessati potranno fare domanda di immatricolazione attingendo alle informazioni contenute nel bando pubblicato nel sito di UNIBO e nel sito della Scuola Superiore di Politiche per la Salute (SSPS). La scadenza prevista per le immatricolazioni è il 19 gennaio 2019. 
«Le figure che rappresentano i pazienti dentro le Associazioni devono essere professionisti preparati ad affrontare gli scenari futuri della sanità pubblica per tutelare al meglio il diritto alla salute dei pazienti senza sostituirsi al servizio pubblico ma rendendo consapevoli i cittadini», osserva Antonella Celano, Presidente Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMAR).
«Oggi non si può più prescindere dalla competenza – aggiunge Rita Stara, Presidente di Fe.D.E.R. Federazione Diabete Emilia Romagna – sapere cosa si deve o si può chiedere, sapere esattamente in che direzione andare permette di partecipare alla pari con tutti gli attori del sistema sanità alla programmazione sanitaria».
Con questa iniziativa, le Associazioni si candidano quindi a passare definitivamente dalla protesta alla proposta assumendo un ruolo chiave nella programmazione delle scelte sanitarie: «Le Associazioni devono affrontare problematiche di formazione che sino a qualche anno fa erano impensabili – sottolinea Ugo Viora, Direttore Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) – semplicemente perché devono essere propositive e quindi devono trovare le migliori soluzioni e forme di compromesso per andare incontro sia alle esigenze del sistema salute sia a quelle dei pazienti per i quali si fanno portatori di interessi».
L’Irccs per il Sant’Orsola La Regione accelera

L’Irccs per il Sant’Orsola La Regione accelera

Ok in commissione sanità L’Irccs per il Sant’Orsola. La Regione accelera L, Emilia-Romagna accelera la rivoluzione della sanità bolognese e dà il via all’iter per trasformare il Sant’Orsola in Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). Stessa mutazione per il Maria Cecilia hospital di Cotignola. La commissione Sanità della Regione ha dato ieri parere positivo all’avvio del percorso per le due strutture. Per il Sant’Orsola, in particolare, il progetto prevede la trasformazione in Irccs della parte che riguarda «i1 polo dei trattamenti medico-chirurgici e tecniche interventiste multispecialistiche di alta complessità». Per l’ospedale privato di Cotignola, invece, nell’ambito dell’Irccs verranno racchiuse le discipline cardiovascolari. Se c’è unanimità sull’iter per il Sant’Orsola, qualche perplessità, anche in casa del Pd, perla struttura, privata, di Cotignola. L’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi sottolinea «la coerenza delle due domande rispetto alla programmazione regionale», sottolineando le differenze tra il modello emiliano-romagnolo e quello lombardo.

Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate

Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate

IL RAPPORTO OASI 2018 – Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate. Negli ultimi cinque anni, governi di vario orientamento politico hanno stanziato circa 3 miliardi di euro per finanziare riduzioni fiscali (abolizione Imu prima casa, bonus 8o euro) o nuove spese sociali (reddito di cittadinanza, superamento legge Fomero). Ma i temi nevralgici per la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale (Ssn) restano la Cenerentola delle priorità politiche e la presa in carico della cronicità, vera emergenza in un Paese che invecchia irrimediabilmente, è la grande incompiuta. A rilevarlo è il recente Rapporto Oasi 2018Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano, curato dal Cergas Bocconi. Le risposte alle necessità degli anziani sono infatti soddisfatte solo per il 32% del fabbisogno. Sempre secondo i dati Oasi, le fonti pubbliche coprono 1195% dei ricoveri ospedalieri, ma solo 16% dei ricoveri a lungo termine in strutture residenziali- quelle long term care che riguardano soprattutto i cronici over 65 – e il 16% delle prestazioni ambulatoriali. E il gap del Ssn sul fronte cronicità coinvolge anche le cure sul territorio, con una debolezza dei servizi domiciliari e della presa incarico post-ospedaliera: solo il 27% degli over 85 viene dimesso prevedendo strumenti di continuità assistenziale, mentre l’assistenza domiciliare registra un’intensità di 17 ore annue per utente (in riduzione rispetto alle 22 ore del 2008). Eppure, i trend demografici sono evidenti: il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione attiva è pari al 35%, il più alto nell’Ue. E non c’è nessuna inversione di tendenza, soprattutto in assenza di servizi alle famiglie e politiche di conciliazione vita-lavoro: nel 2017, secondo l’ultimo report Istat, sono nati 15mila bambini in meno e tra il 2010 e 2017 la popolazione over 65 è cresciuta di 1,3 milioni di persone (+u%). «Un corto circuito demografico che mina le condizioni alla base del precario equilibrio dell’attuale sistema di Welfare», sottolineano gli esperti del Cergas. Che fare per gestire la crisi? Il Rapporto Oasi – oltre a proporre di stanziare almeno 10 miliardi per la sopravvivenza del Ssn – punta su una cura di management per la sanità pubblica, passando dalla spending review a una bureaucracy review. Senza tralasciare il riequilibrio delle dotazioni organiche, correlandole a popolazione residente, epidemiologia e incidenza del privato accreditato. E ridefinendo un mix strategico tra medici e professioni sanitarie, in modo da qualificare sempre più le competenze sia organizzative sia cliniche di entrambe le categorie.