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Categoria: Notizie

Auguri e non solo!

Auguri e non solo!

I migliori Auguri di Buon Natale e felice nuovo anno 2019 a tutti gli associati di Dia.Bo e a tutti i lettori del nostro sito e della pagina Facebook, ringraziando dell’attenzione e della partecipazione a tutti i progetti.

Appuntamento agli eventi dell’anno nuovo dal Consiglio Direttivo dell’associazione.

La Presidente Agata Magaletta.

P.S.: 1.  La Struttura Semplice Dipartimentale di Malattie del Metabolismo e Dietetica Clinica del Policlinico di Sant’Orsola-Malpighi in Bologna, diretta dal professor Giulio Marchesini Reggiani, il prossimo 2 gennaio 2019 apre nella nuova sede, padiglione 11  (Clinica Medica Vecchia), piano seminterrato lato est. Praticamente nel piano sottostante la U.O. di Diabetologia.

2. La sede dell’Associazione presso l’Ospedale Maggiore di Bologna cambia dal 2 gennaio 2019, non appena sapremo dove saremo collocati ve ne daremo immediata comunicazione sia qui che in rete social.

L’Irccs per il Sant’Orsola La Regione accelera

L’Irccs per il Sant’Orsola La Regione accelera

Ok in commissione sanità L’Irccs per il Sant’Orsola. La Regione accelera L, Emilia-Romagna accelera la rivoluzione della sanità bolognese e dà il via all’iter per trasformare il Sant’Orsola in Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). Stessa mutazione per il Maria Cecilia hospital di Cotignola. La commissione Sanità della Regione ha dato ieri parere positivo all’avvio del percorso per le due strutture. Per il Sant’Orsola, in particolare, il progetto prevede la trasformazione in Irccs della parte che riguarda «i1 polo dei trattamenti medico-chirurgici e tecniche interventiste multispecialistiche di alta complessità». Per l’ospedale privato di Cotignola, invece, nell’ambito dell’Irccs verranno racchiuse le discipline cardiovascolari. Se c’è unanimità sull’iter per il Sant’Orsola, qualche perplessità, anche in casa del Pd, perla struttura, privata, di Cotignola. L’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi sottolinea «la coerenza delle due domande rispetto alla programmazione regionale», sottolineando le differenze tra il modello emiliano-romagnolo e quello lombardo.

Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate

Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate

IL RAPPORTO OASI 2018 – Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate. Negli ultimi cinque anni, governi di vario orientamento politico hanno stanziato circa 3 miliardi di euro per finanziare riduzioni fiscali (abolizione Imu prima casa, bonus 8o euro) o nuove spese sociali (reddito di cittadinanza, superamento legge Fomero). Ma i temi nevralgici per la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale (Ssn) restano la Cenerentola delle priorità politiche e la presa in carico della cronicità, vera emergenza in un Paese che invecchia irrimediabilmente, è la grande incompiuta. A rilevarlo è il recente Rapporto Oasi 2018Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano, curato dal Cergas Bocconi. Le risposte alle necessità degli anziani sono infatti soddisfatte solo per il 32% del fabbisogno. Sempre secondo i dati Oasi, le fonti pubbliche coprono 1195% dei ricoveri ospedalieri, ma solo 16% dei ricoveri a lungo termine in strutture residenziali- quelle long term care che riguardano soprattutto i cronici over 65 – e il 16% delle prestazioni ambulatoriali. E il gap del Ssn sul fronte cronicità coinvolge anche le cure sul territorio, con una debolezza dei servizi domiciliari e della presa incarico post-ospedaliera: solo il 27% degli over 85 viene dimesso prevedendo strumenti di continuità assistenziale, mentre l’assistenza domiciliare registra un’intensità di 17 ore annue per utente (in riduzione rispetto alle 22 ore del 2008). Eppure, i trend demografici sono evidenti: il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione attiva è pari al 35%, il più alto nell’Ue. E non c’è nessuna inversione di tendenza, soprattutto in assenza di servizi alle famiglie e politiche di conciliazione vita-lavoro: nel 2017, secondo l’ultimo report Istat, sono nati 15mila bambini in meno e tra il 2010 e 2017 la popolazione over 65 è cresciuta di 1,3 milioni di persone (+u%). «Un corto circuito demografico che mina le condizioni alla base del precario equilibrio dell’attuale sistema di Welfare», sottolineano gli esperti del Cergas. Che fare per gestire la crisi? Il Rapporto Oasi – oltre a proporre di stanziare almeno 10 miliardi per la sopravvivenza del Ssn – punta su una cura di management per la sanità pubblica, passando dalla spending review a una bureaucracy review. Senza tralasciare il riequilibrio delle dotazioni organiche, correlandole a popolazione residente, epidemiologia e incidenza del privato accreditato. E ridefinendo un mix strategico tra medici e professioni sanitarie, in modo da qualificare sempre più le competenze sia organizzative sia cliniche di entrambe le categorie.