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Categoria: Diritti

Disparità tra regioni per accesso a farmaci e device, parte prima indagine nazionale

Disparità tra regioni per accesso a farmaci e device, parte prima indagine nazionale

Per l’accesso ai dispositivi e nuovi farmaci anti-diabete esistono “disparità inaccettabili tra le Regioni”. Lo afferma la Società Italiana di Diabetologia (Sid), che scende in campo per fotografare il fenomeno in un’indagine su tutto il territorio nazionale. Obiettivo è realizzare un vero e proprio censimento dello stato di accesso a dispositivi e farmaci innovativi per la cura del diabete nelle varie Regioni, per “prendere le misure al fenomeno e strutturare un report su dati raccolti in maniera ‘scientifica’ con il fine di formulare delle proposte volte a modificare il sistema e correggere le inaccettabili discrepanze territoriali”.

A chiarire le finalità del progetto è Francesco Purrello, nuovo presidente della Sid per i prossimi due anni, subentrando a Giorgio Sesti che ha guidato la società scientifica nell’ultimo biennio. Nuovo presidente eletto, come annunciato al 27/mo Congresso nazionale Sid appena conclusosi a Rimini, è Agostino Consoli. L’indagine è una delle prime iniziative della presidenza di Purrello: “La disomogeneità territoriale che riguarda l’accesso a farmaci e dispositivi innovativi – ricorda – è stata più volte segnalata da diabetologi, associazioni di pazienti e organizzazioni. Manca però un’indagine sistematica, organizzata con metodo ‘scientifico’, che coinvolga tutto il territorio nazionale e che possa fornire dei dati solidi su cui basare riflessioni atte a modificare ed implementare il sistema”. La Sid si propone quindi di mettere a punto un database da sottoporre agli Assessorati alla Salute di tutte le Regioni allo scopo di eliminare o almeno ridurre le discrepanze territoriali. Le “differenti modalità con cui le Regioni pongono dei limiti di prescrivibilità per i farmaci innovativi – conclude Sesti – creano oggi di fatto delle eterogeneità di accesso per i pazienti a livello del territorio italiano”.

Non solo nuovi farmaci, ma anche l’utilizzo della tecnologia in ambito diabetologico riveste un ruolo cruciale tra gli strumenti di cura offerti a persone con diabete ed operatori sanitari. In particolare, si registra la crescente diffusione di nuovi dispositivi, ad esempio per il monitoraggio in continuo della glicemia, o di nuovi microinfusori insulinici, con sistemi sempre più sofisticati di automatizzazione della terapia infusionale, che hanno dimostrato vantaggi sia clinici che di qualità di vita.  Quanto ai costi, la spesa per i farmaci anti-iperglicemici e quella per i dispositivi rappresenta solo il 7 per cento e il 4 per cento, rispettivamente, della spesa totale per il diabete in Italia.

Ma se da un lato è importante valutare con equilibrio la sostenibilità economica dell’innovazione, dall’altro è assolutamente necessario garantire l’omogeneità dell’accesso a queste risorse in tutto il territorio nazionale. Da una regione all’altra, non solo i tempi con cui si può accedere alle nuove terapie variano in base all’operatività dei vari assessorati regionali, ma alla fine di questi lunghi processi l’esito è spesso tale da creare importanti differenze e disparità tra regione e regione, rileva la Sid.

“Uniformare le modalità di accesso ai farmaci innovativi e ai presidi per la cura e l’automonitoraggio della glicemia su tutto il territorio nazionale – conclude Consoli – non solo è indispensabile per garantire ‘parità’ di trattamento a tutti i cittadini ma, realizzando una necessaria mediazione tra opposti estremi, potrà garantire che, attraverso una più appropriata allocazione delle risorse, in tutto il Paese, i prodotti dell’innovazione tecnologica vengano destinati in primis a chi da essi può trarre maggiore vantaggio clinico, limitando gli sprechi e razionalizzando la spesa”.

Per i diabetici solo “roba” buona

Per i diabetici solo “roba” buona

Aghi per penne da insulina, o per iniettare altri farmaci anti-diabete, di “scarsa qualità, low-cost e in molti casi provenienti dall’estero”: sono sempre più diffusi ed a lanciare l’allarme sono i diabetologi dal 27/mo Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia (Sid).

In un position paper, infatti, la Sid prende le ‘misure’ agli aghi per penna – ‘Cenerentola’ dei presidi per il diabete e srumento spesso dimenticato – e lancia un allarme: “Negli ultimi anni, sull’onda del mantra del risparmio a tutti i costi – denuncia la Società – nei capitolati d’appalto si è andato trascurando l’aspetto della qualità degli aghi per penna, mentre al contempo il mercato si apre sempre più ad aghi low-cost dall’estero”. La scelta dell’ago giusto “sembra un problema marginale – afferma Giorgio Sesti, presidente Sid – mentre ha grande importanza non solo per la corretta somministrazione dell’insulina ma anche per la sicurezza dell’operatore sanitario. Troppe volte le scelte degli aghi considerati un dispositivo di bassa tecnologia sono basate unicamente sul prezzo più basso, non tenendo conto di una serie di caratteristiche che hanno un impatto sulla funzionalità del dispositivo, la prevenzione di infezioni e di punture accidentali”. Insomma, sono stati fatti eccezionali progressi nella produzione di insuline sempre più efficaci, ma è importante ricordare, avvertono gli esperti, che “anche il farmaco più innovativo può non risultare efficace se somministrato nel modo scorretto o con un dispositivo, in questo caso l’ago, non idoneo”. Anche un ago storto può insomma mettere i bastoni tra le ruote ad un buon controllo del diabete. Un segnale della scarsa attenzione è dimostrato, rileva la Sid, proprio dalle “numerose gare d’appalto effettuate nell’ultimo decennio, che hanno come comune denominatore la scarsità degli elementi tecnici, indicati nei vari capitolati. Le aziende che attualmente commercializzano gli aghi sul mercato nazionale sono oltre trenta e le caratteristiche tecniche degli aghi hanno un impatto clinico sul paziente”. Scopo di documento Sid è dunque quello di fornire una guida per i processi di acquisto e attribuire il giusto valore tecnico-qualitativo all’ago. Quanto all’identikit dell’ago di qualità, gli aghi migliori sono quelli più corti (4 mm) e sottili, ma con un buon diametro interno per non far resistenza al passaggio del farmaco (tecnologia a ‘pareti sottili’), sterilizzati e sicuri da usare.

Per un volontariato su misura

Per un volontariato su misura

Nel 2016 il Parlamento ha licenziato il disegno di legge Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. La norma prevede, tra le altre cose, l’armonizzazione della normativa su volontariato e promozione sociale, la promozione del volontariato anche in collaborazione con il sistema scolastico e la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo.

Tra le novità più significative vi è il fatto che i Centri di Servizio per il Volontanato (CSV) potranno essere gestiti non solo dalle organizzazioni di volontariato ma da tutti gli enti del terzo settore (garantendo però la maggioranza al volontariato negli organi di governo) e i servizi saranno erogati a tutti gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari.

È inoltre prevista la costituzione di organismi di coordinamento regionali e sovraregionali con funzione di programmazione e controllo dei CSV.

I centri di servizi del volontariato avranno una compagine più larga, nuove risorse e nuovi compiti. La locuzione terzo settore identifica quegli enti che operano e si collocano in determinati settori, ma non riconducibili né al Mercato né allo Stato.

Tra le novità, ampiamente positive, ve ne sono alcune che hanno destato preoccupazione tra le associazioni di volontariato più piccole, che spesso hanno fruito dei servizi di prossimità dei CSV, le quali prevedono individuazione di aree vaste anche per i centri per il servizio al volontariato superando il requisito della territorialità riconosciuto anche dalla Legge Regionale 12/2005.

Da quanto trapela, a livello provinciale dovrebbero restare solo degli sportelli, mentre sarebbero previsti degli accorpamenti di area fino a comprendere un milione di abitanti. Ad agire presso in tutte le sedi più opportune coinvolgendo il Governo e la conferenza permanente stato-regioni affinché i decreti delegati valorizzino l’autonomia organizzativa della rete dei centri servizi per il volontariato, salvaguardando il requisito della territorialità previsto dalla Legge Regionale 12 del febbraio 2005.

Scheda sul Terzo settore (volontariato)

Pur trattandosi di una realtà sociale, economica e culturale in continua evoluzione, il terzo settore ha trovato nella Legge 106 del 6 giugno 2016 una sua definizione giuridica.

Il terzo settore si compone di oggetti organizzativi di natura privata che, senza scopo di lucro, perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale promuovendo e realizzando attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi.

Rientrano quindi tra gli enti del terzo settore realtà che, negli anni, sono state disciplinate da speciali Leggi, quali, ad esempio:

associazioni di volontariato (Legge 266/1991);

cooperative sociali (Legge 281/1991);

associazioni di volontariato di protezione civile (Legge 225/1992, art. 18);

associazioni di promozione sociale (Legge 383/2000);

associazioni sportive dilettantistiche (Legge n. 398/1991, art. 90 della legge 289/2002);

associazioni dei consumatori e degli utenti (D. Lgs. 206/2005);

società di mutuo soccorso (Legge 3818/1886 e s.s.m.: DL 179/2012, art. 23);

organizzazioni non governative (ONG) (Legge 49/87; Legge 125/2014, art. 26);

impresa sociale (ex D. Lgs 155/2006, ora Legge 106/2016, art.6.

Si tratta, in sintesi, di enti che fanno della partecipazione e della cittadinanza attiva il proprio elemento distintivo e identitario, perseguendo l’interesse generale inteso come quelle attività che sono funzionali all’attuazione di quanto previsto dall’art. 3 comma 2 della Costituzione (rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana).

La piccola ma attiva realtà di DIA.BO. come tante altre trae la sua forza sia dal volontari che da servizi che, altrimenti, renderebbero debole fragile la nostra presenza. Tenere conto delle criticità è un fattore determinante per il successo e l’espansione del Terzo settore.