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Male Female: sessualità e diabete ne parla uno dei massimi esperti europei, il dottor Giovanni Corona

Male Female: sessualità e diabete ne parla uno dei massimi esperti europei, il dottor Giovanni Corona

photography of couple holding hands

“La Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS)” interviene il Presidente Giovanni Corona “pone la coppia e la famiglia al centro della sua attività di ricerca, con particolare riferimento ai disturbi della sessualità e della fertilità, sottolineando come questi possano portare ad una diagnosi precoce di diabete misconosciuto.”

La disfunzione erettile può interessare oltre il 70% dei soggetti con diabete. Similmente, un’alterazione di uno o più domini della sessualità femminile è stata riportata in oltre il 50% delle donne con diabete. La ricerca e la valutazione periodica della presenza di disfunzione erettile nei soggetti con diabete appare ancora più importante se si considera il fatto che tale sintomo può precedere di diversi anni la comparsa di un infarto o ictus in oltre il 70% dei casi.

I dati epidemiologici relativi all’impatto del diabete sulla fertilità non sono più rassicuranti. Oltre il 50% dei maschi e delle donne con diabete presenta un certo grado di infertilità. Inoltre, la gravidanza di per sé, in presenza di fattori di rischio specifici, può rappresentare la causa di una particolare forma di diabete definito gestazionale che, se misconosciuto, o non adeguatamente trattato, può essere causa di gravi conseguenze sia per la madre sia per il feto.

In Italia si stima che soffra di disfunzione erettile (DE) circa il 12.8% della popolazione maschile con un aumento significativo con l’avanzare dell’età fino a superare il 48% nei soggetti di età superiore ai 70 anni.

La prevalenza di DE in pazienti con diabete mellito (DM) è ancora maggiore variando tra il 27% e il 75% a seconda degli studi ed è strettamente correlata con la durata di malattia, il compenso glicometabolico, il grado di obesità e la presenza di complicanze micro- e macro-vascolari. Un vasto studio, condotto in Italia alla fine degli anni 90, su 9.868 soggetti diabetici, di età compresa tra 20 e 69 anni, ha mostrato una prevalenza di DE del 26% nei soggetti con diabete di tipo 1 e del 37% in quelli di tipo 2, sebbene tali differenze si riducessero sensibilmente tenendo conto del fattore età. Risultati simili sono stati riportati più recentemente in uno studio multicentrico italiano organizzato dall’Associazione Medici Diabetologi in pazienti con DM tipo 2 di recente diagnosi.

Minori sono i dati relativi alla incidenza di DE nel DM. Un ampio studio prospettico condotto nella popolazione diabetica italiana ha, inoltre, permesso di avere una stima nazionale dell’incidenza della DE: 68 nuovi casi per 1000 soggetti/anno (IC 95% 59-77), con un tasso maggiore in pazienti con DM tipo 2 vs. tipo 1.

Non solo il diabete manifesto, ma anche alterazioni precliniche del metabolismo glucidico, come un’alterata glicemia a digiuno, possano associarsi a DE. Dato ancora più sorprendente è quello relativo al fatto che il sintomo DE possa essere il primo segno di malattia diabetica misconosciuta  (fino ad oltre il 10%).

Il diabete impatta in modo significativo anche sulla fertilità maschile. Si stima, infatti, che oltre il 50% dei maschi diabetici presenti una certo grado di subfertilità o infertilità. Le cause possono essere molteplici e comprendono sia i disturbi sessuali, sopra ricordati, sia un’eiaculazione retrograda con impossibilità di spingere il bolo seminale in vagina conseguenza, di danni neurologi che favoriscono il passaggio del liquido seminale in vescica. Inoltre, l’iperglicemia cronica comporta una riduzione della funzionalità degli spermatozoi causandone una ridotta capacità di fertilizzazione.

La contemporanea presenza di un ipogonadismo secondario (riduzione dei livelli di testosterone), frequente complicanza del DM tipo 2, può rappresenta una ulteriore possibile causa sia di DE sia di infertilità maschile.

Infine, è opportuno sottolineare con il sintomo DE, specie nella popolazione diabetica, ma anche in quella generale, possa rappresentare un campanello d’allarme per eventi cardiovascolari (CV) futuri. In particolare, è stato riportato come la presenza di DE aumenti del 74% il rischio di eventi CV e del 72% quello di eventi coronarici. I dati sono risultati essere indipendenti dalla presenza di fattori di rischio CV tradizionali quali l’emoglobina glicata, l’indice di massa corporea, la durata del diabete e il rischio CV calcolato. Questi dati dimostrano come la necessità di uno screening sistematico e di una precoce identificazione del sintomo DE debba essere parte integrante della stratificazione del rischio CV del paziente diabetico.

Sebbene non esistano dati specifici sulla popolazione diabetica, recenti evidenze  epidemiologiche sembrano dimostrare come anche l’infertilità maschile possa rappresentare un fattore di rischio indipendente di mortalità e morbilità CV.

Il DM influisce in modo non differente anche sulla sessualità femminile. In particolare, i dati a disposizione riportano una prevalenza di disturbi sessuali femminili che varia tra 18% e il 71% nel DM tipo 1 e tra il 12% l’88% nel DM tipo 2. La fase di eccitazione e quella di lubrificazione vaginale sembrano essere i domini sessuali maggiormente compromessi, sebbene siano riportate anche conseguenze negative sul desiderio sessuale e sulla capacità orgasmica.  Anche in questo caso la malattia diabetica può precedere di diversi anni la comparsa del disturbo sessuale e decorrere per lungo tempo del tutto sconosciuta.

La presenza di DM riduce di circa il 50% la probabilità di concepimento naturale nel sesso femminile. Inoltre, il grado di compenso, e la presenza di complicanze associate sono fattori strettamente correlati al rischio di aborto o di eventi avversi sia materni sia fetali. La gravidanza rappresenta uno stress metabolico molto importante per la donna. La presenza di fattori di rischio quali, l’obesità, la familiarità o l’appartenenza a gruppi etnici ad alto rischio (asia meridionale, medio oriente e caraibi), oltre ad una età avanzata, può determinare l’insorgenza di una particolare forma di diabete definito gestazionale. Tale condizione compare in circa il 3-4 % delle donne in gravidanza e, se misconosciuto o non adeguatamente trattato, può determinare l’insorgenza di gravi complicanze materno fetali oltre a rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di un DM tipo 2 dopo il concepimento.

In conclusione, i disturbi della sessualità e una difficoltà di concepimento possono rappresentarne un sintomo precoce di malattia diabetica. La comparsa di tali disturbi, nel paziente con DM, specie di sesso maschile suggerisce la necessità di un’esclusione di patologie cardiache associate.  Inoltre, il trattamento di tali problematiche può rappresentare un sintomo “motivatore” per spingere i pazienti a prendersi cura della propria salute metabolica.

Infine il Prof. Andrea Lenzi ci spiega che “in entrambi i sessi la comparsa di un disturbo della sessualità o una difficoltà di concepimento rappresenta, inevitabilmente, un evento fonte di stress e forte preoccupazione con conseguenze molto negative sulla qualità di vita e possibili ripercussioni sulla coppia, già stressata dalla gestione di una patologia cronica quale quella diabetica”.

La prevenzione, lo screening e il trattamento dei disturbi sessuali e della infertilità sia nell’uomo che nella donna divengono pertanto un elemento fondamentale nella vita dei pazienti con diabete. La SIAMS (http://www.siams.info/) e i professionisti che ad essa fanno riferimento, mettono a disposizione gli strumenti per prevenire, approfondire e trattare in modo adeguato tali tematiche.

Infine DIABO augura al dott Giovanni Corona i migliori auguri di buon compleanno!

Prevenzione: un progetto importante per la salute e noi diabetici dalla Regione Emilia-Romagna

Prevenzione: un progetto importante per la salute e noi diabetici dalla Regione Emilia-Romagna

Un importante e, aggiungo, ambizioso progetto di Legge d’iniziativa di 34 su 50 consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna di tutti i gruppi politici, nessuno escluso, è stato presentato ieri e il primo firmatario è Paolo Zoffoli Presidente della Commissione Sanità dell’Assemblea Legislativa, titolo: “Promozione della salute, del benessere della personae della comunità e prevenzione primaria”. OGGETTO 7337.

Estrapoliamo i passaggi chiave del progetto riportati nella relazione al medesimo.

Da diversi anni, a livello internazionale e nazionale, si è incrementato il dibattito che sottolinea l’importanza della prevenzione ai fini della salute delle persone e delle comunità. Studi scientifici, convenzioni e documenti internazionali, così come studi e progetti nazionali, hanno evidenziato che stili di vita sani, adeguate pratiche di screening, e soprattutto una più ampia informazione e cultura nella popolazione consentono di ridurre in modo significativo il carico delle malattie evitabili, in particolare consentendo una più lunga aspettativa di vita e soprattutto un maggior numero di anni vissuti in salute.

Con una frase ormai divenuta celebre e spesso ripresa e citata, il premio Nobel Rita Levi Montalcini definì in questi termini gli obiettivi della medicina di prevenzione: «Se la durata della vita media è di circa 80 anni, la durata della vita media in salute è in realtà di 50 anni. Riuscire a trasformare questo intervallo di 30 anni in un periodo di vita sana significherebbe non solo elevare la qualità della vita delle persone, ma anche liberare risorse importanti del Servizio sanitario nazionale».

Per aggiungere non solo anni alla vita, ma qualità di vita agli anni, occorre quindi uno sforzo complessivo, delle persone e della comunità, che inizia molto prima che si avvicini l’età critica in cui molte patologie prevenibili cominciano a manifestarsi, educando sin dalla primissima infanzia (e addirittura fin dalla gravidanza) ad una corretta alimentazione, ad un adeguato esercizio fisico, alla attenzione agli elementi di stress tipici della vita odierna, alla cura di un ambiente più salubre, e così via. Si tratta di agire politicamente, cioè, sui “determinanti di salute” di tipo ambientale, sociale, culturale, comportamentale, che nel corso degli anni possono incidere profondamente sul benessere fisico ementale delle persone e sulla salute complessiva di una comunità. Tra questi fattori, ormai da tempo è noto che l’istruzione e l’informazione costituiscono un “determinante” assolutamente centrale, così come povertà e diseguaglianze sociali, che sfociano spesso, nel lungo periodo e in media, in minore salute, specie nella parte avanzata dell’esistenza.

Fra i fattori di rischio presenti nel nostro paese, quello che causa più disabilità e più perdita di anni di vita (calcolata in DALY), è la dieta (13% del totale dei DALY persi), seguita dall’ipertensione (11%), dal fumo (10%), dal sovrappeso (9%), dalla sedentarietà (6%), dalla alta glicemia e colesterolemia (5% e3,5% rispettivamente) e dal consumo di alcool (3,5%). Come si vede, si tratta di fattori tutti connessi in gran parte agli stili di vita individuali, alle scelte alimentari, alla attività motoria. Ad un livello più basso si colloca l’inquinamento ambientale con le sue conseguenze sulla salute (3,5% dei DALY persi). Da segnalare però anche altri fattori: poco al di sotto del 2% si colloca il consumo di droghe, ma anche il rischio occupazionale, fenomeno questo assai meno attenzionato nelle sue ricadute sulla salute nel dibattito pubblico. Malattie ischemiche, mal di schiena, e malattie cerebrovascolari sono state nel nostro paese, nella rilevazione OMS del 2010, le principali cause d’i anni di vita persi (per mortalità o per disabilità). Infarto e ictus, pur restando le due principali cause di anni di vita persi, rispetto al 1990 hanno ridotto notevolmente la loro incidenza, segno che le politiche di prevenzione -unite evidentemente agli investimenti sanitari ed ai netti progressi della medicina specialistica e di emergenza- possono dare dei risultati concreti. Crescono però i disturbi muscolo-scheletrici e di oltre il 10% gli anni di vita persi per diabete e mal di schiena. Da segnalare anche il forte incremento degli anni di vita persi, soprattutto in termini di disabilità e nella parte centrale dell’esistenza, per la depressione: in generale, la salute mentale e tutto il complesso del benessere (anche in senso psichico) deve diventare sempre di più un tema rilevante nel complesso delle politiche per la salute pubblica, ed essere affrontato sempre più anche in termini preventivi.

  1. DALY è per l’OMS il numero di anni di vita persi a causa della malattia, a seguito di una intervenuta disabilità o della morte prematura rispetto alla aspettativa di vita.

Il Progetto riporta un articolo specifico dedicato al diabete.

Articolo 17. Prevenzione del diabete dell’adulto

L’articolo prevede che la Regione, nell’ambito degli obiettivi della Strategia regionale (SRP) di cui all’articolo 9, promuova -in particolare attraverso la medicina di iniziativa- gli stili di vita utili a prevenire i fattori correlati allo sviluppo del diabete mellito di tipo 2, o diabete dell’adulto, come ad esempio l’obesità, il sovrappeso, la carenza di attività motoria, la non corretta alimentazione. Sono promosse e sostenute a questo scopo le iniziative di informazione e educazione rivolte alla popolazione generale, nonché le iniziative di educazione terapeutica rivolta alle persone con diabete, valorizzando il contributo delle associazioni dei pazienti.

Siccome il parlamentino regionale è prossimo alla scadenza del proprio mandato crediamo che tale proposta avrà tempi di approvazione piuttosto rapidi.