Domani ricorre la Giornata mondiale sull’igiene delle mani, dedicata a celebrare l’importanza di tale pratica nell’ambito sanitario sia per gli operatori sia per i cittadini. L’igienizzazione delle mani rientra fra i sistemi di monitoraggio delle buone pratiche assistenziali utili a garantire la sicurezza dei pazienti e a 12 anni dalla prima campagna di sensibilizzazione — intitolata “Save lives: Clean your hands” promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità, cui sono seguite importanti campagne della Regione Emilia Romagna—molti passi avanti sono stati fatti, in tutti i presidi romagnoli. Tant’è vero che le infezioni intraospedaliere sono, nel corso degli anni, diminuite in modo significativo. Per questo motivo sono stati attivati, in occasione della giornata, importanti momenti di sensibilizzazione su tutto il territorio metropolitano, grazie in particolare agli infermieri esperti nel rischio infettivo.
L’interrogante evidenzia come il diabete è una malattia cronica in cui si ha un aumento della glicemia, ovvero dei livelli di zucchero nel sangue, che l’organismo non è in grado di riportare alla normalità. L’obiettivo primario nella gestione del diabete consiste nel garantire una soddisfacente qualità di vita, attraverso la prevenzione delle complicanze acute e croniche provocate dalla malattia. La capacità della persona con diabete nel gestire la propria malattia è un ingrediente fondamentale per la prevenzione delle complicanze e garantire una soddisfacente qualità di vita;
Le raccomandazioni per un uso appropriato dei dispositivi medici negli adulti e in età pediatrica definiscono per ogni condizione clinica il bisogno di dispositivi medici della persona (vedi Piano Nazionale del Diabete recepito con atto amministrativo dalla Regione Emilia-Romagna).
Tra i dispositivi per il monitoraggio usati nella nostra regione risultano quelli per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM) ma non vengono inseriti i sistemi di monitoraggio flash; Il sistema di monitoraggio flash della glicemia (Flash Glucose Monitor) viene già utilizzato in altre regioni e viene prescritto e rimborsato dal SSN.
Con il sistema di monitoraggio flash della glicemia si evidenzia come la combinazione di un nuovo sistema di monitoraggio della glicemia in associazione a un miglior utilizzo di un metodo educativo come il conteggio dei carboidrati possa determinare effetti positivi sul controllo glicometabolico dei pazienti.
Ogni metodo utile al conseguimento di risultati positivi per la vita dei pazienti sia da valutare, studiare, sperimentare e utilizzare.
Il consigliere chiede alla Giunta se ha valutato l’ipotesi di dotarsi di sistemi di monitoraggio flash della glicemia (Flash Glucose Monitor) e, come accade in altre regioni, di poterli prescrivere facendoli rimborsare dal SSN.
L’idea di Merola «Un sistema unico degli ospedali» Una maxi azienda ospedaliera metropolitana che per la prima volta possa unire 11 policlinico Sant’Orsola e l’ospedale Maggiore, il Bellaria e anche le strutture ospedaliere di Imola. E la proposta, lanciata dal palco del Festival della Scienza medica, dal sindaco Virginio Merola, che ha già incassato l’ok del rettore Francesco Ubertini. Sanità, Merola sogna in grande «Una fusione tra gli ospedali» Il progetto di una mega azienda Ira Sant’Orsola, Maggiore, Bellaria e Imola II sì dell’Università Per il rettore Francesco Ubertini si tratta di «un’idea affascinante, l’Ateneo c’è» Un’unica mega azienda ospedaliera metropolitana, che per la prima volta possa unire il policlinico Sant’Orsola e l’ospedale Maggiore. Una grande fusione per tenere assieme anche il Bellaria e le strutture ospedaliere di Imola. E una proposta che farà discutere il mondo della sanità e della politica quella annunciata ieri pomeriggio dal sindaco Virginio Merola sul palco del Festival della Scienza Medica, ma che ha già incassato un via libera pesante, quello del rettore Francesco Ubertini (presente anche lui a palazzo Re Enzo). «E tempo di riconoscere che l’antistorica separazione tra il policlinico Sant’Orsola e l’ospedale Maggiore finisca perché rappresenta un freno allo sviluppo», le parole pronunciate da Merola «in piena trasparenza» davanti a un pubblico certamente interessato, fatto per lo più di accademici, professori, medici e studenti. E arrivato il momento, sostiene il sindaco, «di passare dalla competizione separata alla cooperazione per competere», in modo da lasciarsi alle spalle «la logica della separazione» e approdare «a un nuovo modello basato sull’alleanza e sulla sinergia». Un annuncio che molto prevedibilmente troverà delle ritrosie in campo medico, considerata l’eterna rivalità tra i due grandi poli (e in più si dovrà capire cosa ne pensa Imola). Merola non nasconde che saranno tanti «i problemi di carattere strutturale, organizzativo e gestionale» che questa fusione richiederà. «Ma facciamolo, per uscire dal policentrismo» e diventare «un’eccellenza che non avrà uguali in regione e a livello italiano». Ubertini ascolta in diretta l’annuncio e ha poco tempo per rispondere, perché subito dopo tocca a lui intervenire. Il rettore però non si tira indietro e dà il suo ok all’operazione. «Credo sia un’idea affascinante e un progetto coraggioso e innovativo. L’Ateneo c’è,è pronto a fare la sua parte e a lavorare a questo progetto per vedere come questa strada è percorribile assieme». Come si tradurrà questo annuncio di fusione lo spiega l’assessore alla Sanità Luca Rizzo Nervo. «L’esito potrebbe essere quello di una grande azienda ospedaliera che riunisca i grandi poli della Città metropolitana, che vuol dire Sant’Orsola, Bellaria, Maggiore e l’azienda sanitaria di Imola. È una strada possibile, ma non l’unica», mette in chiaro. I tempi non saranno brevi ma, per evitare che questo annuncio rimanga tale, nemmeno troppo lunghi «Entro questo mandato», ragiona l’assessore. Tutti le parti in causa dovranno sedersi a un tavolo e capire come fare, soprattutto riguardo alla governance. Due esempi ci sono già, «strade che nella regione si sono già realizzate a Modena e Reggio Emilia, ma qui parliamo di un’ambizione inedita sul panorama internazionale». Le ragioni che hanno portato Palazzo d’Accursio a spingersi fin qui è sempre Rizzo Nervo a raccontarle: «Servono reti cliniche integrate, mentre ora le due aziende ogni tanto rappresentano un elemento di frammentazione. Ma se si vuole giocare la Champions League bisogna avere íl coraggio di cooperare».