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Flash Glucose Monitoring (Libre): cosa dice l’Assessore regionale alla Sanità?

Flash Glucose Monitoring (Libre): cosa dice l’Assessore regionale alla Sanità?

Rispondendo all’interrogazione oggetto n.  4544 presentata dai consiglieri del gruppo Lega Nord del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna,  l’Assessore regionale alle politiche per la salute dott. Sergio Venturi afferma: il Flash Glucose Monitoring (FGM) è un dispositivo medico di recente immissione in commercio (Certificazione Europea per l’uso in età adulta ottenuta nell’agosto del 2014 e a febbraio 2016 per l’età pediatrica) che consente, nelle persone con diabete mellito, di misurare il livello di glucosio interstiziale tramite un sensore e un trasmettitore che stima poi il valore della glicemia con letture multiple, riducendo sensibilmente la necessità di ricorrere al prelievo capillare. A differenza di altri sensori è privo di allarmi, non richiede calibrazione ed è progettato per rimanere applicato al corpo fino a 14 giorni.

Mentre è evidente l’impatto positivo che questo sistema può avere sulla qualità della vita, dal momento che riduce il numero di punture sul polpastrello, non è però noto l’impatto che può avere sul controllo glicemico. Dal momento che il sistema rileva la concentrazione di glucosio interstiziale e non quella del sangue sono possibili sovra e sottostime del valore della glicemia. Quando i livelli di glucosio diminuiscono rapidamente, ì valori del glucosio ottenuti dal FGM potrebbero essere più alti rispetto ai livelli della glicemia. Al contrario, quando i livelli di glucosio aumentano rapidamente, i valori del glucosio ottenuti dal FGM potrebbero essere più bassi rispetto ai livelli della glicemia.

Per le motivazioni sopracitate la Regione Emilia-Romagna e la FeDER (Federazione Diabete Emilia-Romagna, la quale raccoglie associazioni di pazienti e familiari) hanno ritenuto opportuno avviare un progetto con la finalità generale di raccogliere dati sulle modalità erogative del FGM, valutando l’esperienza sia dei professionisti sia dei pazienti.

Il progetto si sviluppa in un arco temporale di 24 mesi, coinvolge un campione di 700 pazienti affetti da diabete mellito (350 di età adulta e 350 di età pediatrica) ed è stato condiviso con i professionisti delle Aziende sanitarie e il Comitato di Indirizzo della Malattia Diabetica. A maggio 2017 si è concluso l’iter per l’approvazione da parte dei Comitati Etici delle Aziende sanitarie, e le Strutture Diabetologiche hanno poi dato avvio al progetto sulla popolazione identificata.

La Regione, in condivisione con la FeDER, con la Circolare n. 12 del 15/09/2016 aveva comunque già ritenuto di avviare una fase pilota, preliminare alla realizzazione del progetto nella popolazione pediatrica (età 4-11 anni), in concomitanza con l’inizio delle scuole.

I risultati dello studio saranno utili nell’individuazione dei criteri di erogazione del FGM, su tutto il territorio regionale, in un contesto di appropriatezza e sostenibilità, coerentemente con il Piano nazionale per la malattia diabetica (recepito con Dgr 540/2014) e con il DPCM “Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza” del 12 gennaio 2017. In particolare, nel DPCM, oltre al compito di garantire i presidi agli assistiti affetti da malattia diabetica, viene assegnato alle Regioni anche quello di disciplinare le modalità di accertamento del diritto alle prestazioni, le modalità di fornitura dei prodotti e i quantitativi massimi concedibili sulla base del fabbisogno, determinato in funzione del livello di gravità della malattia.

Non ultimo, si coglie l’opportunità per precisare che la Regione Emilia-Romagna garantisce i dispositivi finalizzati a un ottimale controllo glicemico e alla somministrazione di insulina a tutti i pazienti affetti da diabete mellito. I dispositivi sono acquisiti dalle Aziende sanitarie tramite una gara regionale centralizzata (Convenzione Intercent-ER Fornitura in ambito territoriale di lancette pungidito, strisce reattive e sistemi per la diagnostica rapida della glicemia) sulla base di criteri di sicurezza e di costo-efficacia che tengono conto delle particolari esigenze dell’età pediatrica e adulta, con la formulazione di lotti specifici.

Registro diabete

Registro diabete

L’Assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi, ha risposto all’interrogazione (oggetto 4476)  presentata dal Gruppo Lega Nord in Regione, circa le azioni e le procedure da porre in essere per giungere all’attuazione dei Registri di Patologia (tra i quali il registro per il diabete).

L’Assessorato conferma che sul tema dei registri di patologia, nel rispetto delle disposizioni del D.Lgs. 196/2003 e in conformità a quanto previsto dall’art. 12, comma 12, del DL 179/2012, convertito dalla Legge 221/2012, la Regione Emilia-Romagna sta adottando una normativa specifica.

A tal fine la Legge regionale 9/2017 {“Fusione dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia e dell’Azienda Ospedaliera ‘Arcispedale Santa Maria Nuova’. Altre disposizioni di adeguamento degli assetti organizzativi in materia sanitaria”), prevede all’art. 6 l’istituzione dei registri di rilevante interesse regionale, tra i quali il Registro Diabete.

Attraverso i componenti regionali del Gruppo Interregionale della Privacy (GIP), l’Emilia-Romagna assieme ad altre regioni (Toscana, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento) sta elaborando, con la collaborazione dei funzionari dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, uno schema tipo di regolamento per il funzionamento dei Registri regionali.

Infatti, con regolamento regionale da adottarsi in seguito all’istituzione dei registri regionali e in conformità al parere espresso dal Garante per la protezione dei dati personali (ex D.Lgs. 196/2003), devono essere individuati i tipi di dati sensibili, le operazioni eseguibili e le specifiche finalità perseguite da ciascun registro. Oltre a questi elementi, sono da indicare il titolare del trattamento del singolo registro, i soggetti che possono avervi accesso, i dati che possono conoscere e le misure per la custodia e la sicurezza dei dati.

Infine l’Assessore informa che, anche a livello nazionale, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 12 maggio 2017 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 marzo 2017 “Identificazione dei sistemi di sorveglianza e dei registri di mortalità, di tumori e di altre patologie”, che ricomprende tra i Registri di patologia di rilevanza nazionale e regionale anche il Registro Diabete.

Una considerazione conclusiva: esprimiamo vivo apprezzamento per la risposta dell’Assessorato alla Sanità come DIABO, poiché nell’aprile del 2016 inviammo una nota circa tale materia ove si sottolineava che il registro diabete rappresenta uno strumento per il monitoraggio epidemiologico del diabete mellito e delle sue complicanze. Per la ricerca epidemiologica, l’analisi dell’incidenza e della prevalenza del diabete e delle sue complicanze croniche, i costi diretti e indiretti, l’analisi del diabete in gravidanza, la presenza di altri fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

Diabete – fare team: gli infermieri

Diabete – fare team: gli infermieri

Riportiamo questo articolo poiché è una riflessione importante, crediamo, circa la necessità non di potenziare il ruolo del personale infermieristico in diabetologia, specie per la parte educativa-formativa.

Infermieri: tutte le svolte da non rimandare

di Barbara Mangiacavalli (presidente Federazione Ipasvi)

Di infermieri ce ne sono pochi. Soprattutto per far fronte a un quadro epidemiologico che va sempre di più verso la cronicità e la non autosufficienza e che richiede un’assistenza continua a livello territoriale.
Come Federazione Ipasvi abbiamo lanciato un doppio allarme in questo senso. Il primo riguarda i cittadini perché studi internazionali hanno dimostrato che la mortalità aumenta con il diminuire degli organici infermieristici: se si portano da 10 a 6 i pazienti totali affidati a un singolo infermiere si riduce la mortalità dei pazienti del – 20%. E la situazione nel nostro Paese non è ottimale, con una media di 12 pazienti per infermiere e punte fino a 18 dove ci sono i piani di rientro. Il secondo riguarda i professionisti, ma anche i pazienti.
Turni massacranti si traducono in disturbi del sonno, problemi digestivi, stress, aumento di peso, malattie dell’apparato gastroenterico, effetti sulla sfera psicoaffettiva e disturbi cardiovascolari con un aumento del 40% del rischio di malattie coronariche. Ma i danni più subdoli sono quelli ai pazienti che del Ssn hanno fiducia: la ridotta vigilanza può portare a errori clinici che possono compromettere il benessere del paziente e il rischio per turni oltre le 12 ore triplica.

Soluzioni da applicare subito
Le soluzioni sono ormai sotto gli occhi di tutti, dallo sblocco del turn over alla stabilizzazione dei precari, anche se ogni volta che queste possibilità si affacciano all’orizzonte con una norma, un’altra rimanda tutto in stand-by con continui rinvii. Potrebbero esserci soluzioni diverse, perfino a costo zero. Ad esempio, assumendo almeno 10mila unità in part time al 50% si garantirebbe l’effettiva copertura di organici rispetto agli attuali part-time, e in più si comincerebbero a formare nuove leve di professionisti riavviando il ricambio generazionale e avrebbero sicuramente costi inferiori nell’immediato a unità di personale full time. In questo senso ci aspettiamo molto dal nuovo contratto per dare soluzioni. Ma il nuovo contratto potrà agire sul personale, mentre molto spesso la chiave da usare sarebbe quella delle Regioni. Per quanto riguarda il territorio invece, le ipotesi sono già contenute nelle risposte stesse che i cittadini hanno dato all’indagine Censis.
L’analisi dei risultati apre la strada a soluzioni che consentano agli infermieri, specie a i più giovani, di fronteggiare la crisi occupazionale cogliendo le opportunità di mercati in espansione. Ma si deve evitare che questi cadano nella subordinazione di un’intermediazione che punta al ribasso – soprattutto quella di grandi gruppi economici – per far fronte alla domanda di salute dei cittadini.

No al low cost delle tariffe
Quello che noi vorremmo è una “intermediazione amica”, cioè che non punti solo sul low cost tariffario ma sulla qualità e personalizzazione delle prestazioni. L’esito del low cost è solo la riduzione della remunerazione degli infermieri, come accade in ogni mercato di compravendita di servizi e prestazioni. Le retribuzioni crollano verso un valore medio di circa 7 euro l’ora e per alcune tipologie di prestazioni la quota dell’intermediario può arrivare anche ai due terzi del costo della prestazione per il cliente. Con una soluzione intelligente in questo settore – rilancio della professione e vero utilizzo del digitale ad esempio – e con interventi che favoriscano fiscalmente i professionisti coinvolti e le persone che di questo hanno bisogno, potrebbe tagliare il sommerso nel mercato delle prestazioni infermieristiche. Che oggi è secondo il Censis una delle componenti dell’elevato e crescente sommerso di welfare, a sua volta parte integrante del nuovo sommerso di servizi e prestazioni su cui affluisce parte della bolla del risparmio delle famiglie italiane.

Il sommerso
Di fronte a un bisogno stringente che non trova soluzioni adeguate nel pubblico, anche spesso per i tempi di accesso troppo lunghi, gli italiani utilizzano la flessibilità e rapidità di accesso che le risorse di cui dispongono gli consente, si muovono veloci, molto spesso tramite canali informali, e trovano un infermiere che reputano bravo (o chi giudicano in grado di erogare una prestazione infermieristica, rischiando danni peggiori alla salute per mancanza di professionalità e qualità della prestazione), perché esperto e magari già occupato nel pubblico, e in quasi la metà dei casi dichiarano esplicitamente di avere concordato un pagamento in toto o in parte in nero. È un modo per avere l’infermiere di cui si ha bisogno a tariffe convenienti, tagliate del carico fiscale. È l’utilizzo del sommerso per sanare gli squilibri del mercato ufficiale non regolato. Viene da dire niente di eccezionale o di patologicamente specifico delle prestazioni infermieristiche dunque. Ma no, non è così: il nuovo sommerso non deve e non può coinvolgere i professionisti e, in primo luogo, il diritto alla salute.

Da Sole 24 Ore – Sanità