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Libre: ancora tu….

Libre: ancora tu….

Regione Emilia-Romagna: ancora una interrogazione del Consigliere Bignami – Oggetto n. 5779  – circa il dispositivo per la lettura continua della glicemia a domanda Abbott Frrestyle Libre, con la quale chiede all’Assessore alla Sanità Venturi di sapere quali siano le ragioni per cui la Regione ritiene necessaria una “sperimentazione” di ulteriori 24 mesi quando il dispositivo ha già ottenuto a Certificazione Europea e altre Regioni hanno deliberato che può essere rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Se vi sia intenzione, da parte della Regione Emilia Romagna, di dare la possibilità ai diabetici di scegliere se utilizzare il contributo del SSN per l’acquisto delle strisce reattive o per l’acquisto del FreeStyle. Se vi sia intenzione della Regione di inviare un questionario ai diabetici per far scegliere a loro direttamente quale dispositivo ritengano più confacente alle loro necessita.

Non ci liberi dal male ma almeno dacci il Libre

Non ci liberi dal male ma almeno dacci il Libre

Regione Emilia-Romagna – Assemblea Legislativa, il consigliere Galeazzo Bignami ha presentato una interrogazione (Oggetto 5199) rivolta alla Giunta regionale circa le modalità di erogazione del sistema FGM (Flash Glucose Monitoring), e in particolare vuole sapere quali siano le ragioni per cui la Regione abbia predisposto una sperimentazione di soli due anni e se possibile rendere il dispositivo accessibile a tutti i portatori della patologia, nonché far riconoscere, con una apposita legge regionale, il sistema per tutte le persone con diabete e in caso affermativo, in quali tempi.

Infine il consigliere chiede di sapere quali iniziative sono in programma per sensibilizzare la popolazione emiliano-romagnola rispetto al diabete e per far sì che i malati inconsapevoli siano edotti e salvaguardati.

Il consigliere chiede di prendere esempio dal Veneto e rendere più lunga la sperimentazione in Emilia Romagna, oltre che prevedere una legge che riconosca il sistema
Rendere il dispositivo di automonitoraggio della glicemia accessibile a tutti i portatori di diabete e predisporre una sperimentazione più lunga dei due anni previsti dalla Regione Emilia-Romagna. Questo il tema al centro dell’interrogazione presentata alla giunta da Galeazzo Bignami, consigliere di Forza Italia.

“Nella popolazione emiliano-romagnola dai 18 anni in su, -spiega il consigliere- la prevalenza del diabete è attorno 6,7% (sul totale, inclusi i bambini, è del 5,9%) e si può stimare che siano decine di migliaia le persone affette da questa malattia senza esserne però consapevoli”. Bignami, inoltre, cita l’esempio della Regione Veneto, che ha adottato una delibera in cui si definiscono “le modalità e i criteri per la dispensazione dei dispositivi di automonitoraggio della glicemia che adottano il sistema di Fgm (Flash glucose monitoring) rivolti ai pazienti minorenni con patologia e ad adulti in terapia insulinica con particolari necessità”.

La Regione Emilia-Romagna, ricorda il consigliere, “ha avviato un progetto con la finalità di raccogliere dati sulle modalità di erogazione della Fgm, che si sviluppa in un arco temporale di 24 mesi”. Per questo, l’esponente di Forza Italia interroga la Giunta per sapere “quali siano i motivi per cui la Regione ha predisposto una sperimentazione di soli due anni, se sia possibile rendere il dispositivo accessibile a tutti i portatori della patologia, se vi sia intenzione da parte della Regione di far riconoscere con una apposita legge regionale il sistema per tutti e in quali tempi e quali iniziative intenda portare avanti per sensibilizzare la popolazione emiliano romagnola rispetto al diabete”.

 

Intervista alla dottoressa Alessandra Sforza

Intervista alla dottoressa Alessandra Sforza

Repubblica Bologna del 6 agosto 2017: riproduciamo l’intervista alla direttrice della diabetologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna e di tutta la ASL della provincia metropolitana.

Versione testuale per gli utenti con disabilità visive

Repubblica Bologna di domenica 6 agosto 2017, pagina 5

Diabete, boom di malati lungo la via Emilia in 15 anni 100mila in più

di m.rad.

IL DOSSIER Diabete, boom di malati lungo la via Emilia in 15 anni 100mila in più –  Diabete, in Emilia centomila casi in più. La malattia è sempre più diffusa in regione: in 15 anni un balzo del 71%. Tra gli anziani numeri raddoppiati, Centri specializzati sotto stress per l’aumento delle richieste. Per fortuna i ricoveri per i più gravi sono in calo. QUASI centomila malati in più nell’arco di appena un quindicennio. A conti fatti, è questo il dato che più impressiona dell’ultimo report sul diabete firmato dall’Istat. Perché in regione, cosi come nel resto d’Italia, la malattia del glucosio ha fatto registrare un vero e proprio boom. Nel 2000, infatti, gli emiliano romagnoli che «dichiaravano di essere affetti da diabete» erano solo 131mila, mentre l’anno scorso sono arrivati a quota 225mila. Calcolatrice alla mano, si parla di un netto 71%, un dato che ovviamente ha finito per “stressare” il nostro sistema sanitario, costringendolo in qualche modo a ripensarsi. Le 25 strutture specializzate censite sul nostro territorio provinciale da Siditalia — la Società Italiana di Diabetologia, associazione no profit attiva nel campo della ricerca scientifica e della formazione per medici e operatori sanitari — sono “prese d’assalto” dalla marea di nuovi pazienti. E lo confermano anche i medici in prima linea sul fronte della malattia: «I nostri centri e ambulatori specializzati — dicono — sono pieni e lavorano ormai a pieno ritmo». Inevitabile, del resto: l’aumento delle diagnosi ha come ovvia conseguenza un incremento dei diabetici presi in carico. La rete di assistenza andrebbe dunque potenziata, sottolineano, non tanto del numero di strutture ma della loro dislocazione sul territorio. E, almeno per quanto riguarda i centri dell’Ausl felsinea, andrebbero potenziati nel numero dei professionisti che vi lavorano.

Spulciando tra le tabelle pubblicate qualche settimana fa dall’Istat, peraltro, si scopre anche qualche altro dato interessante. Innanzitutto, l’aumento dei casi di diabete ha interessato soprattutto gli anziani, a conferma che quella dei pensionati è una delle categorie più a rischio: i diabetici dai 65 anni in su sano praticamente raddoppiati, passando dagli 85milia di inizio millennio ad oltre 170mila. In pratica, tre diabetici su quattro in regione hanno i capelli bianchi. In secondo luogo — e qui arriva l’analisi più significativa, che testimonia come nel passare degli anni si sia radicalmente trasformato il trattamento della malattia — tra il 2000 e il 2016 le «dimissioni ospedaliere per diabete in diagnosi principale» si sono quasi dimezzate, passando da 7.102 a 3.826. Tradotto: nonostante la maggiore diffusione della malattia, i ricoveri ospedalieri dovuti in prima battuta al diabete sono drasticamente diminuiti, in parte anche perché la malattia viene diagnosticata con largo anticipo rispetto a quanto avveniva anche solo una quindicina di anni fa. Un vantaggio non da poco, se si considera che la scoperta precoce permette di iniziare prima la terapia, rendendola più efficace e ricorrendo sempre più spesso a visite ambulatoriali ripetute e a controlli del paziente piuttosto che al ricovero ospedaliero. A scapito, però, delle strutture specializzate nel trattamento del diabete, che hanno visto aumentare notevolmente il proprio carico di lavoro.

L’intervista. Alessandra Sforza, endocrinologa dell’Ausl sulle ragioni dell’incremento “Il boom dei pazienti ci ha messi in difficoltà ora potenziare i servizi” LE CAUSE: Vita media più lunga, sedentarietà, diete sbagliate e obesità «SÌ, l’aumento dei pazienti è stato significativo, e in qualche modo ci ha messi tutti in difficoltà. I centri diabetologici lavorano a pieno ritmo e vanno potenziati». E su questo, garantisce Alessandra Sforza, responsabile dell’ Unità operativa di endocrinologia dell’Ausl di Bologna, «non c’è ombra di dubbio». Dottoressa Sforza, ma esattamente a cosa è dovuto questo incremento? «I motivi sono tanti e anche molto diversi tra loro: si va dall’allungamento della vita media agli stili di vita scorretti ( alimentazione non adatta e eccessiva sedentarietà), passando per un incremento del diabete legato all’obesità e per le maggiori probabilità di sopravvivenza di chi viene colpito dalla malattia — l’Istat certifica un calo del 20% della mortalità per diabete ndr — . E, ovviamente, ora c’è anche più sensibilità dal punto di vista diagnostico». Sarebbe a dire? «Da una parte i pazienti sono molto più consapevoli, perché c’è stata una forte sensibilizzazione sulla malattia. Dall’altra, invece, vedo maggiore attenzione sulle diagnosi: rispetto all’inizio del millennio la malattia viene individuata molto prima, e questo ci permette di affrontarla meglio. Abbiamo lavorato molto in questo senso. Certo, ancora oggi una parte dei diabetici non vengono diagnosticati, ma sicuramente in questi anni c’è stato un forte intervento preventivo».

Aumentano tutti i tipi di diabete, indistintamente? «I dati ci mostrano che il diabete di tipo 1, quello giovanile, è rimasto tendenzialmente costante salvo un lieve incremento negli ultimi tempi. Ad aumentare, semmai, è stato soprattutto la diffusione del diabete di tipo 2, che insorge tendenzialmente in età più adulta e rappresenta oltre il 90% di tutte le forme della malattia». Un incremento preoccupante? «Ci preoccupa nel senso che chiaramente il diabete è una patologia cronica con importante impatto sociale. Anche se la mortalità è notevolmente calata nell’ultimo ventennio, l’aspettativa di vita di un diabetico è comunque inferiore rispetto ad un individuo sano. Il diabete è un fattore di rischio per tante altre patologie, e le complicazioni a livello cardiovascolare possono essere molto serie. E poi ci preoccupa perché sicuramente le nostre risorse non sono infinite».

In che senso? «Voglio dire che l’aumento delle diagnosi ha ovviamente comportato un aumento dei pazienti presi in carico, e molti dei nostri centri specializzati lavorano a pieno ritmo. Stiamo cercando di potenziarli, e la nostra Ausl è particolarmente sensibile al problema sia della riorganizzazione che della criticità delle risorse». E fino ad oggi cosa avete fatto? «Abbiamo introdotto i percorsi di gestione integrata con il medico di medicina generale, in modo da adeguare le strutture preposte all’aumento del numero di casi. Questo sistema prevede che solo i pazienti più gravi, e con più complicanze, siano gestiti direttamente dai centri diabetologici, mentre per gli altri casi il diabetologo funge da consulente per il medico di medicina generale. E poi abbiamo investito molto anche sulla prevenzione del diabete attraverso interventi educativi sull’alimentazione e gli stili di vita, con il coinvolgimento di varie figure professionali».

ALESSANDRA SFORZA. — E’ responsabile della endocrinologia dell’Ausl di Bologna. L’ALLARME La malattia del glucosio ha fatto registrare un vero e proprio boom: l’anno scorso gli affetti da diabete sono arrivati a quota 225mila!