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A zonzo con lo zenzero

A zonzo con lo zenzero

zenzero

Lo zenzero, noto anche con il nome inglese ginger, è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Zingiberacee, originaria dell’Asia meridionale e largamente coltivata nella maggior parte dei paesi tropicali.

Il rizoma, o radice, è la parte della pianta che contiene i principi attivi di cui si sente tanto parlare: è ricco infatti di olio essenziale, gingerina, zingerone e resine.

Lo zenzero viene utilizzato principalmente come spezia, in forma essiccata e polverizzata, o viene assunto fresco, tagliato a fette sottili e gode di molte proprietà curative:

  • migliora la digestione ed è utile contro l’alitosi;
  • essendo uno stimolante del sistema immunitario, può essere usato come antipiretico ed antinfiammatorio per curare raffreddore, febbre ed infiammazioni alla gola;
  • allevia il senso di nausea dovuto a mal d’auto e mal di mare;
  • ha proprietà antimimetiche;
  • è un buon anticoagulante;
  • riduce il dolore causato da artriti;
  • può aiutare a tenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue e quindi a combattere il diabete tipo 2 nella forma metabolica.

CUCINARE CON LO ZENZERO

Si ritiene per tradizione che lo zenzero contribuisca alla conservazione ed all’esaltazione dei sapori delle pietanze a cui viene aggiunto.

Viene particolarmente apprezzato nella cucina orientale, utilizzato come spezia e più in generale come aromatizzante. A tale scopo può essere aggiunto nei piatti a base di carne, pesce, verdure, sushi e tartare, oppure può essere un ingrediente per torte e biscotti.

Facendo bollire, inoltre, fette sottili di radice di zenzero ed aggiungendo del succo di limone si ottengono tisane e bevande dalle ottime proprietà digestive.

Add-on

Add-on

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Si definiscono “Additivi” quelle sostanze usate nell’industria alimentare, aggiunte in qualsiasi fase della lavorazione alla massa o alla superficie degli alimenti, per preservarne nel tempo le caratteristiche chimiche e fisiche, per ritardarne l’alterazione, per esaltarne determinate caratteristiche legate all’aspetto, alla consistenza, al sapore, all’aroma.

Ad oggi tali sostanze rivestono un ruolo importante nella catena di produzione alimentare e il loro utilizzo si è diffuso in modo crescente negli anni in conseguenza dell’evoluzione industriale e del cambiamento nelle abitudini alimentari, soppiantando gli antichi metodi di conservazione.

Le sostanze utilizzate come additivi alimentari sono numerose e sono classificate in base allo scopo con cui vengono impiegati negli alimenti nelle seguenti principali categorie:

Conservanti: detti anche antimicrobici, sono composti che agiscono contro il deterioramento dovuto a microrganismi, impedendo la crescita di batteri, muffe e lieviti;
Antiossidanti: composti che agiscono prolungando il periodo di conservazione degli alimenti, proteggendoli dal processo di ossidazione che provoca l’irrancidimento dei grassi e l’alterazione del colore;
Coloranti: sostanze che conferiscono una determinata colorazione all’alimento cui vengono aggiunti, possono essere sia di origine naturale che di sintesi;
Addensanti: sostanze che aumentano la viscosità dei prodotti alimentari, migliorandone la consistenza;
Edulcoranti: sostanze che vengono utilizzate per conferire un sapore dolce agli alimenti;
Esaltatori di sapidità: composti che agiscono accentuando un determinato sapore del prodotto cui vengono aggiunti.
Oltre ai suddetti raggruppamenti esistono altre categorie di additivi che agiscono a vari livelli: Coadiuvanti, Acidificanti, Correttori di acidità, Emulsionanti, Gelificanti, Agenti lievitanti, Stabilizzanti…

Esiste una precisa normativa che regola l’uso degli additivi alimentari e stabilisce le condizioni di commercializzazione, i requisiti di purezza e in alcuni casi anche le dosi massime consentite. Tali norme nazionali ed internazionali stabiliscono, inoltre, le categorie alimentari per cui è ammesso l’uso di additivi e le quantità non pericolose per la salute.

Se da una parte c’è perplessità nei confronti di queste sostanze, di cui si parla molto ma le cui caratteristiche sono poco conosciute, c’è dall’altra parte il consenso sul fatto che gli additivi, se usati rispettando le norme vigenti, sono essenziali per preservare la qualità e le caratteristiche degli alimenti che altrimenti sarebbero soggetti ad alterazioni naturali dovute all’esposizione ai vari fattori ambientali.

Il buon seminatore bis: i semi di canapa

Il buon seminatore bis: i semi di canapa

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La canapa da cui si ricavano i semi edibili è una pianta della famiglia delle Cannabacee, la Cannabis Sativa, in particolare della varietà nana, la cui coltivazione è proprio destinata alla produzione di semi ad uso alimentare, mentre quella gigante è coltivata per l’industria dei tessuti.

Questa varietà di canapa non ha nulla a che fare con la Cannabis Indica, comunemente conosciuta come canapa indiana, dalle note proprietà stupefacenti.

L’assunzione di semi di canapa è diffusa da tempo in alcune aree della Russia e dell’India; in tempi più recenti il loro utilizzo ha preso piede anche in Italia e sono apprezzati soprattutto da chi segue un regime dietetico vegetariano.

Proprietà

La caratteristica principale di questi semi è la loro ricchezza di proteine vegetali di elevato valore biologico e di fibre alimentari.

La loro frazione lipidica contiene per il 75% circa acidi grassi polinsaturi essenziali come l’acido linoleico e alfalinoleico. Sono presenti, inoltre, acidi grassi insaturi omega-3 e omega-6.

Valido è anche il loro apporto di vitamine e sali minerali, in particolare di vitamina E, che svolge un’importante azione antiossidante, vitamina D e vitamine del gruppo B, oltre a calcio, magnesio, potassio, zolfo, rame e fosforo.

Benefici

I nutrienti presenti nei semi di canapa sono preziosi per abbassare i livelli di colesterolo LDL nel sangue, la pressione arteriosa e rafforzare il sistema immunitario. Contribuiscono a prevenire e combattere diversi disturbi come l’arteriosclerosi, l’artrosi, la sinusite, le tracheiti, gli eczemi e l’acne.

Gli sportivi talvolta assumono i semi di canapa per il loro apporto bilanciato di omega-3 e per il conseguente effetto antinfiammatorio, utile per favorire il benessere delle articolazioni e facilitare il recupero in seguito agli sforzi fisici.

Assunzione

Questi semi possono andare ad arricchire piatti come insalate, mescolati in mezzo alla pasta, al riso o allo yogurt. Possono essere spremuti per ricavarne un olio che si presta per essere consumato sia crudo che cotto.

Dai semi macinati si ottiene una farina con la quale si preparano dolci, biscotti ed un tipo di pasta. In ambito vegetariano si usa la farina anche per la preparazione dell’Hemp-Fu, un alimento simile al tofu ma derivato dalla canapa anziché alla soia.