Fare il pieno di antiossidanti con la cipolla del Monte Amiata, una varietà risultata più salutare fino a 24 volte rispetto a tutte le altre in commercio. E’ il risultato di una ricerca condotta dal Cnr: ha rilevato un alto potere antiossidante in questo prodotto in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione negativa. Il segreto, spiegano i ricercatori, potrebbe essere il suolo di origine vulcanica di tutta la zona tra le province di Siena e Grosseto. Un territorio caratterizzata da un’ampia escursione termica che fornisce una base agronomica ottimale per produzioni di nicchia dalle peculiari qualità chimiche e organolettiche, come appunto la cipolla. A studiare le caratteristiche di questa varietà è l’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr, in collaborazione con GenomAmiata, associazione per la salvaguardia dei genomi animali e vegetali locali, un anno fa ha avviato un processo di valorizzazione della produzione del territorio.
Protetti nel loro guscio, i frutti sono un’autentica miniera. Contengono infatti proteine di buona qualità, fibre, vitamine (acido folico, vitamine B ed E), una certa quantità di minerali (calcio, magnesio, fosforo, potassio) e oligoelementi (zinco, rame). Hanno inoltre la particolarità di essere ricchi di grassi, caratteristica che per lungo tempo li ha resi alimenti «proibiti» perché troppo calorici, ma a torto! Mentre i nutrizionisti associano le «calorie vuote» al junk food, quelle della noce potrebbero essere qualificate come «calorie piene». Perché, pur contenendo quasi il 70 per cento di grassi, non provocano aumento di peso, come confermano diversi studi, neppure se vengono consumate abitualmente. Uno di questi studi sottolinea che 18-56 grammi di noci (tre-sei pezzi) come supplemento quotidiano a un’alimentazione normale non fa aumentare di peso, nemmeno di un grammo. Effetto ancora più straordinario nel quadro di una dieta, è il senso di sazietà che garantiscono: poiché viene meno la voglia di sgranocchiare tutto quello che capita a tiro, si perde più peso rispetto a chi non ne consuma. Questo effetto si potrebbe spiegare con il fatto che le noci sono ricche di fibre e acidi grassi mono-e polinsaturi (come gli omega-3 e gli omega-6, il cui rapporto è vicino a quello consigliato dai nutrizionisti). Le fibre, come questi grassi di ottima qualità, passano attraverso il sistema digerente senza essere assorbite dall’organismo. Impediscono inoltre il picco glicemico nel sangue, scongiurando le voglie compulsive. Le noci contengono anche vitamina E, un potente antiossidante che combatte i radicali liberi responsabili dell’ossidazione delle cellule. Racchiudono anche steroli vegetali (o fitosteroli). Così, uno dei primi benefici della noce è il suo impatto sulla diminuzione del rischio vascolare. Gli studi che dimostrano la sua azione contro queste malattie sono numerosi, al punto che le autorità europee e americane riconoscono a questi frutti l’utilità contro l’eccesso di colesterolo o il rischio di malattie cardiovascolari, consumandone 30-40 grammi al giorno. Il rischio di mortalità cardiovascolare è ridotto del 40-50 per cento assumendone quattro-cinque volte alla settimana, rispetto a un solo giorno, mentre se il consumo avviene circa due volte alla settimana il rischio si riduce del 20-30 per cento. In generale, chi mangia noci vive più a lungo: due vasti studi americani che si occupavano della mortalità dei professionisti in ambito sanitario hanno analizzato l’effetto del consumo di frutta a guscio presso 118.962 uomini e donne nel corso di un trentennio. Risultato: assumere noci cinque volte alla settimana, rispetto a una volta sola, riduce il rischio del 18 per cento. Ancora meglio, l’incidenza dei decessi dovuti a cause particolari (tumori, malattie cardiache e respiratorie) è risultata a sua volta ridotta.
Per quanto riguarda il tempo trascorso a tavola, i francesi rimangono i campioni del mondo (130 minuti al giorno contro gli 80 del Regno Unito e i 62 del Messico). Questa «buona abitudine» di mangiare insieme limita il pericolo di eccedere e favorisce il senso di sazietà: si mangia di meno perché se ne sente meno il bisogno. Questo potrebbe spiegare la progressione più lenta dell’obesità in Francia rispetto ad altri Paesi. A ciò si aggiunge che in tempo di crisi in genere preferiamo la convivialità, che risponde al bisogno di placare l’ansia, di colmare la solitudine e di tessere relazioni rassicuranti. In Italia purtroppo impera ancora il fast living: il 40,3 per cento degli abitanti dei grandi comuni è solito pranzare in meno di 20 minuti, spesso fuori casa e in piedi, da soli (14,6 per cento) o con i colleghi (18,8 per cento).